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La valvola
Nel 2005 mi sembra utile
o addirittura necessario un breve riepilogo della valvola con i vari
pregi e difetti. Negli ultimi
anni,l'interesse verso questo componente ha segnalato una sensibile
ripresa sia per i collezionisti di apparecchiature radioriceventi sia
come puro pezzo da collezionare,da alcuni giudicato componente
insostituibile per amplificare la musica e voci ed unici standard
dell'alta fedeltà.
Cenni storici
1904 - La prima
valvola elettronica fu inventata dal fisico J. A. Fleming (GB)
utilizzando l’effetto Edison, e fu chiamata valvola a Diodo dato che gli
elettrodi erano due. In questi ultimi anni è cresciuto l' interesse per
le valvole un dei componenti elettrici più popolare e con tantissima
storia Questo continuo interesse è motivato dal fatto che e' un
indispensabile oggetto di ricambio per hobbysti e vari
collezionisti di apparecchi radio d'epoca, oggi e' impiegato
nuovamente in ambito audio,e' considerata da molti esperti di questo
settore ineguagliabile nell'amplificare suoni e musica ai massimi
livelli di alta fedeltà. La rinascita di questi amplificatori a valvole
dipendono,infatti,dalla particolare qualità sonora ,che li rende
apparecchi destinati a veri intenditori e appassionati di musica,i
quali non si abbattono e non si scoraggiano nelle difficoltà che
incontrano nel loro utilizzo .I difetti di queste apparecchiature
sono l'elevato peso e le dimensioni .Le valvole,durante il loro
funzionamento, emanano un notevole calore e costretti a collocare questi
apparecchi in luoghi molto areati. Un'altro ostacolo che si riscontra,è
quello di sostituire le valvole,quando presentino segni di esaurimento. Vi
e' anche un fattore che ha decretato la graduale scomparsa degli
amplificatori hi-fi a valvole,che e' cominciata verso gli anni
'60,se si sottopongono questi apparecchi a misure di laboratorio,queste
apparecchiature rilevano prestazioni strumentali peggiori di
apparecchiature a stato solido. All'inizio dell'anno 1960 con la nascita
di apparecchiature a transistor che vennero adottati da vari
costruttori che decretarono la fine di apparati a valvole. Alcuni
hobbysti e musicisti, che si fidavano delle loro orecchie i quali
possedevano una grande sensibilità e allenamento non accettarono
questa nuova tecnologia in quanto ritenuta superiore alla
vecchia,moltissime persone continuarono ad utilizzare la vecchia
tecnologia a valvole anche a discapito della bassa potenza di quest'ultimi,mentre
nel campo Hi-Fi si ebbe una rapida evoluzione a favore di amplificatori
e apparecchiature a transistor,e questa nuova tecnologia decretò
la quasi scomparsa delle valvole.
Emissione termoionica
Un metallo quando viene
riscaldato ad una temperatura sufficiente, comincia ad emettere
elettroni. Nell'aria è impossibile notare il fenomeno, in quanto gli
elettroni emessi vengono immediatamente neutralizzati dalle molecole
dell'aria circostante. Nel vuoto, invece, possono venire attirati da un
elettrodo positivo, e quindi costituire una vera e propria corrente
elettrica. Il termine "emissione termoionica" è etimologicamente
sbagliato perché fa riferimento ad una emissione di ioni, ipotizzata in
origine. E' più corretto parlare di "emissione termoelettronica". Più
alta è la temperatura, maggiore l'emissione elettronica. La maggior
parte dei metalli fonde prima di raggiungere una temperatura adatta ad
una robusta emissione. Il tungsteno costituisce un'eccezione, in quanto
fornisce una buona emissione a 2300-2500 gradi e fonde a 3380 gradi
centigradi. Una temperatura di emissione tanto elevata lo rende
brillante come una lampadina, e così brillanti erano le prime valvole.
In seguito si imparò a rivestire il tungsteno con un ossido (per
esempio di bario o di stronzio) che fornisce una buona emissione già a
700 gradi. Da allora la luminescenza dei filamenti si è ridotta al bel
colore rosso fuoco che conosciamo. Nella maggior parte delle valvole
l'elemento che emette elettroni è un componente separato dal filamento.
Si tratta di un sottile tubetto (catodo) dentro cui passa il filamento.
Di conseguenza l'emissione avviene per riscaldamento indiretto del
catodo da parte del filamento incandescente. Questo tipo di valvole si
chiamano appunto a riscaldamento indiretto. Le altre, nelle quali è lo
stesso filamento che funge da catodo, vengono invece dette a
riscaldamento diretto.
Il diodo
La placchetta positiva
che attira gli elettroni emessi dal catodo è detta anodo o placca.
Generalmente consiste in un cilindretto metallico che circonda il
catodo, ad alcuni millimetri di distanza. Quando l'anodo è a potenziale
positivo rispetto al catodo, vi è circolazione di corrente. Questo è un
fenomeno utile per la rivelazione di segnali o il raddrizzamento di
correnti alternate, ma ovviamente non ha nessuna possibilità di
amplificare.
Le valvole rettificatrici, usate negli alimentatori, sono costruite con
grossi elettrodi allo scopo di sopportare correnti, e quindi potenze,
elevate. Questo schemino mostra un tipico impiego di una valvola
rettificatrice, con ingresso in corrente alternata e uscita in corrente
raddrizzata a "mezz'onda".Un condensatore di filtro viene normalmente
connesso ai capi del carico, allo scopo di fornire una tensione continua
relativamente stabile. Nello schema non è indicata la connessione per
l'accensione del filamento: questa è una pratica spesso usata per
semplificare gli schemi.
Il triodo
Aggiungendo una spirale
di filo tra il catodo e l'anodo è possibile controllare la corrente
elettronica. Questa spirale di filo è detta Griglia controllo.Osserviamo
il diagramma a lato. Si tratta di un tipico amplificatore a triodo. Se
un segnale variabile viene applicato alla griglia contr ollo tramite il
condensatore C1, la
corrente anodica varierà in accordo col segnale d'ingresso. Inserendo
una resistenza (Ra) tra l'anodo e il positivo dell'alimentazione, la
corrente variabile verrà convertita in una tensione variabile sull'anodo.Nell'uso
normale la griglia controllo va tenuta ad un potenziale negativo
rispetto al catodo, altrimenti funzionerebbe come un secondo anodo. Il
valore di questa tensione varia tra zero ed una decina di volt negativi.
Nelle radio molto antiche questa tensione era ottenuta mediante
un'apposita batteria; in seguito prese piede il metodo della cosiddetta
polarizzazione automatica, come quella mostrata in figura. Si ottiene
collegando il catodo a massa attraverso una resistenza (Rk) di piccolo
valore. La corrente anodica, attraversando Rk, causa una caduta di
potenziale di pochi volt, sufficienti a portare il catodo ad una
tensione positiva rispetto alla griglia controllo, che invece è
collegata a massa attraverso la resistenza Rg.Il condensatore Ck serve
per livellare la tensione di polarizzazione e renderla indipendente
dalle variazioni del segnale. Eliminando Ck si introduce una certa dose
di controreazione che riduce il guadagno dell'amplificatore, ma anche la
distorsione.I triodi sono usati principalmente per l'amplificazione
audio a basso livello (preamplificazione). Non vengono usati in
radiofrequenza a causa delle elevate capacità parassite che presentano,
specie quella tra griglia ed anodo. Sebbene questa capacità sia di pochi
pF, questa viene riflessa in una capacità effettiva uguale alla capacità
reale moltiplicata per il guadagno dell'amplificatore, e viene vista
come capacità d'ingresso. La capacità effettiva riduce
notevolmente il guadagno alle alte frequenze.
Il tetrodo
Il tetrodo venne
sviluppato allo scopo di risolvere il problema appena visto. Si
interpone una seconda griglia tra la griglia controllo e l'anodo. Questa
griglia viene detta griglia schermo, in quanto agisce proprio come uno
schermo elettrostatico, diminuendo notevolmente la capacità tra anodo e
griglia controllo.Per avere effetto la griglia schermo va collegata a
massa per quanto riguarda il segnale. Tuttavia non può essere collegata
direttamente a zero volt, perché altrimenti agirebbe come una seconda
griglia controllo. Dunque, viene connessa ad una tensione derivata
dall'anodica mediante un partitore di resistenze, e collegata a massa
con un condensatore di capacità adeguata, che costituisca un
cortocircuito per il segnale (condensatore di bypass).Il tetrodo risolve
il problema della capacità interelettrodica e permette grandi
amplificazioni anche a radiofrequenza, ma è affetto da un problema, la
distorsione. Questa deriva dalla cosiddetta emissione secondaria,
argomento troppo complesso per poter essere trattato qui. Basti sapere
che per questo motivo il tetrodo è raramente usato in circuiti reali. Ne
abbiamo parlato perché costituisce un importante stadio nello sviluppo
di una soluzione migliore.
Il pentodo
Come dice il nome, il
pentodo ha cinque elettrodi. Quattro di questi sono gli stessi del
tetrodo, e cioè il catodo, la griglia controllo (g1) la griglia schermo
(g2) e l'anodo. Il quinto elettrodo è ancora una griglia (g3), detta
griglia di soppressione, che ha proprio lo scopo di ridurre l'effetto
dell'emissione secondaria e la conseguente distorsione.
La terza griglia viene normalmente collegata al catodo, e spesso questo
collegamento è interno alla stessa valvola, cioè non corrisponde con un
apposito piedino.Il pentodo si può considerare il vero punto d'arrivo
nello sviluppo della valvola: alta amplificazione, larga banda, bassa
distorsione. I pentodi si trovano negli stadi a radiofrequenza e a media
frequenza di un ricevitore, ma anche negli amplificatori d'uscita.La
figura mostra un tipico amplificatore a pentodo. E' piuttosto simile a
quello a triodo visto sopra, con l'aggiunta dei circuiti per polarizzare
le griglie aggiuntive.
La
radio & diffusione
In questa pagina
troverete la nascita della radio dal 1920-1960,e la diffussione nel nostro paese.
La storia100 anni fa...
Nell'inverno del 1901
Guglielmo Marconi stupì il mondo scientifico con una
scommessa assolutamente pazzesca per
quell'epoca: trasmettere un segnale radio attraverso l'Atlantico. Erano passati poco più
di quattro anni dai primi successi del giovane inventore, e nessuno si aspettava un
rilancio così clamoroso. Aiutato da una "cordata" di finanzieri inglesi,
G.Marconi installò un trasmettitore potentissimo a Poldhu in Cornovaglia, ed una stazione
ricevente sull'altra sponda dell'Atlantico, in Terranova. La stazione trasmittente subì
l'effetto di una furiosa tempesta di neve prima degli esperimenti e dovette essere
ricostruita con mezzi di fortuna. Infine, quando tutto fu pronto, G.Marconi si recò in
Terranova e si mise in ascolto, un giorno dopo l'altro, ad ore convenute, mentre la
stazione di Poldhu sparava giganteschi treni di onde smorzate per mezzo di generatori ad
altissima tensione. Chi passava dalle parti del trasmettitore poteva sentire anche a
distanza di chilometri lo scoccare delle scintille come un sordo, ritmico "tam
tam". Il ricevitore di Marconi era collegato ad un'antenna lunga centinaia di metri
sospesa ad un aquilone, manovrato dal giovane militare inglese
Baden-Powell, che in
seguito diventerà famoso a sua volta come fondatore degli Scout. Finalmente, dopo qualche
settimana di prove infruttuose, il 12 dicembre alle ore 12 lo stesso
G. Marconi, che in quel
momento si trovava all'apparecchio, udì "distintamente" la successione di tre
punti (la lettera S dell'alfabeto Morse), e riconobbe il "suo" segnale. Passò
immediatamente la cuffia all'assistente, il quale confermò la ricezione. Immediatamente
dopo, mediante il telegrafo convenzionale, la notizia dell'avvenuto collegamento
attraversò l'Atlantico, questa volta attraverso un cavo sottomarino, e venne comunicata
al mondo intero. Gli ambienti scientifici accolgono con freddezza e scetticismo la
notizia, perché apparentemente violerebbe le leggi della propagazione rettilinea delle
onde elettromagnetiche, ed altri gruppi finanziari addirittura la osteggiano
violentemente, consci del pericolo che l'invenzione rappresenta per le comunicazioni via
cavo. Ma G. Marconi è ben preparato alla lotta, e soprattutto è ben spalleggiato dai suoi
finanziatori, ai quali la notizia del successo arriva come un tonico, dopo tanti mesi di
attesa. Insomma, la scommessa è vinta. Da questo momento il mondo entra ufficialmente
nell'era delle comunicazioni globali! Esattamente cento anni fa...
La rivista americana
"Nature", famoso e prestigioso settimanale scientifico, segue con interesse le
vicende di G. Marconi, da principio per mezzo di brevi note, ed in seguito con articoli
sempre più corposi e frequenti. Quelli che riportiamo in queste pagine possono essere
considerati i primi echi "a caldo" dell'impresa, pubblicati a partire dal numero
di Nature del 19 dicembre 1901, ossia a pochi giorni dall'annuncio. Gli articoli sono
riprodotti dalle riviste originali dell'epoca, e la traduzione è aggiunta da noi. Come
sempre, non poniamo limiti all'utilizzo di questo materiale, anzi speriamo che possa
essere utile per completare qualche raccolta o studio. (L&S.
Da Nature, Vol.
VXI, 1901-1902
19 Dicembre 1901
"Messaggi da Terranova
annunciano che Mr. G.Marconi è riuscito ad inviare segnali dall'Inghilterra all'America per
mezzo della telegrafia senza fili. Informazioni dettagliate non sono ancora disponibili,
ma si dice che i segnali ricevuti a S.Giovanni, tre giovedì e uno venerdì scorsi,
sebbene deboli fossero inequivocabili, e che Mr. G.Marconi intenda tornare immediatamente in
Inghilterra per aumentare la potenza del suo trasmettitore a Poldhu, in Cornovaglia, in
modo da stabilire una comunicazione più soddisfacente attraverso l'Atlantico. Secondo le
ultime notizie, la Compagnia Anglo-Americana dei Telegrafi ha mandato ingiunzione a
G.Marconi di smantellare immediatamente la stazione dalla Colonia, in quanto loro possiedono
il monopolio dei telegrafi per cinquant'anni, dei quali restano ancora due da passare.
Ciò comporterà il trasferimento della stazione sperimentale in Nuova Scozia o in qualche
altro posto conveniente sulla costa dell'America, e potrebbe causare un qualche ritardo in
ulteriori esperimenti. C'è da sperare, comunque, che tra non molto si possa assistere a
nuovi sviluppi in questo importante risultato di G.Marconi, che se confermato da
ulteriori esperimenti non potrà non ricevere calorose congratulazioni. E' interessante
confrontare il possibile rapido sviluppo della telegrafia senza fili nelle mani di
G.Marconi
con quello della telegrafia ordinaria. Il primo cavo transatlantico non venne posato se
non venticinque anni dopo l'invenzione della telegrafia da parte di Gauss e Weber. La
prima proposta di usare le onde hertziane per la trasmissione di segnali è del 1891, e
Mr. G.Marconi ha iniziato i suoi esperimenti quattro o cinque anni più tardi; in quel tempo
era in grado di trasmettere a distanza di due o tre miglia ed ora, dopo cinque anni di
lavoro, egli annuncia di aver incrementato di mille volte questa distanza."
9 Gennaio 1902
"I Commissari dei Fari del Nord hanno deciso di adottare la Telegrafia
senza fili come mezzo di comunicazione tra la trerraferma ed alcuni dei loro fari. La
prima installazione sarà nelle Isole Flannan, che sono situate circa sedici miglia al
largo della costa occidentale di Lewis. L'installazione, che verrà effettuata in
cooperazione con l'Agenzia Lloyd's di spedizioni, adotterà il sistema
G.Marconi.La rivista
Electrical Review di New York riporta nel numero del 21 dicembre 1901 alcuni particolari
interessanti riguardo al recente successo di G.Marconi nel trasmettere segnali attraverso
l'Atlantico mediante telegrafia senza fili. Risulta che prima di lasciare l'Inghilterra
Marconi abbia dato disposizioni affinché la lettera "S" venisse trasmessa
ripetutamente ad intervalli frequenti per per tre ore al giorno dalla stazione di
Poldhu.
La potenza delle installazioni in Cornovaglia è stata incrementata considerevolmente dopo
che G.Marconi è riuscito a coprire la distanza di 200 miglia. A S. Giovanni c'era solo una
stazione temporanea, la cui antenna era sospesa ad un aquilone ad un'altezza di circa 400
piedi. Le installazioni trasmittente e ricevente sono state accordate con cura, essendo il
ricevitore di un nuovo tipo recentemente sviluppato. Il 14 dicembre una successione di
"S" venne ricevuta con chiarezza inequivocabile, ed una nuova serie fu ricevuta
il giorno dopo, ma non così distintamente. Mr. G.Marconi attribuisce la variabilità in
parte alla differente altezza dell'aquilone, dato il cattivo tempo che imperversava in
quei giorni, ed in parte al fatto che il ricevitore doveva essere estremamente sensibile,
e quindi soggetto a continui aggiustamenti. L'installazione di una stazione permanente in
America e l'incremento della potenza dei trasmettitori dovrebbero porre rimedio a questi
due difetti. Sono passati quasi esattamente 150 anni dai classici esperimenti di Franklin
con l'aquilone, che ora perciò assume nuovamente un importante ruolo nella storia del
progresso dell'elettricità."
6 Marzo 1902
Riportiamo alcune considerazioni effettuate da Mr.
G.Marconi al suo
arrivo in America dopo il suo successo con gli esperimenti a bordo del
Philadelphia.''Io
credo,'' egli dice, ''che la distanza alla quale un messaggio senza fili può essere
mandato dipenda solo dalla potenza della stazione trasmittente. Penso che sia possibile
inviare un messaggio a fare il giro del mondo, mandarlo verso Est intorno al globo, e
riceverlo da Ovest nella stessa stazione.''''Ora io so che la curvatura della terra in
definitiva non influenza le onde. Molte persone che hanno motivi per sperarlo hanno detto
che questo si sarebbe rilevato un difetto fatale per il sistema, ma non è così. Durante
il viaggio ho eseguito un numero di esperimenti che da tempo desideravo effettuare, ma che
non avevo mai tentato prima. Mi dovete perdonare se non ne rivelo la natura. Tutto ciò
che posso dire è che essi sono stati di grande soddisfazione per me."''
(nell'immagine: Vista della stazione di Poldhu, in Cornovaglia, da dove partirono i
segnali per G.Marconi a S.Giovanni di Terranova). In realtà questa foto rappresenta la
stazione originale, che venne distrutta da una bufera prima di poter essere utilizzata per
gli esperimenti.
Gli
apparecchi radio
Dopo l’esperienza olandese avvenne il boom: ogni nazione
tecnologicamente evoluta cominciò nel giro di pochissimi anni ad avviare
un servizio stabile di
radiodiffusione. Prima del 1924 quasi tutti gli
Stati d’Europa e dell’America settentrionale erano già dotati di potenti
stazioni broadcast per il servizio interno ed estero. Nacquero la BBC
inglese, la ABC e la RKO americane, ed in Italia, con un po’ di ritardo
nacquero le prime reti private, diventate in seguito URI (Unione
Radiofonica Italiana) e infine la statale EIAR (Ente
Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Già allora fu necessario riunire
commissioni internazionali per regolamentare l’utilizzo delle bande di
frequenza, prossime alla saturazione a causa del sovraffollamento degli
spazi che la tecnologia di allora metteva a
disposizione.Sul fronte dei ricevitori nascevano le grandi case, destinate a
produrre per alcuni decenni gli apparecchi radio domestici. Allocchio
Bacchini, Irradio, Philips, Ramazzotti,
Telefunken e tanti altri marchi divenuti in seguito prestigiosi, e altri
ancora destinati a scomparire nel giro di pochi anni, iniziarono la
produzione di apparecchi riceventi domestici più o meno semplici, più o
meno costosi. Il tipico
apparecchio radio degli anni 20 aveva grosso modo l’aspetto di una
cassetta di legno con alcune manopole graduate ed alcune valvole montate
all'esterno. Ugualmente esterna era l’antenna del tipo a telaio e
l’altoparlante (altisonante), generalmente a tromba come quelli dei
grammofoni. L’elemento attivo era una membrana che vibrava in un campo
magnetico, un po’ come sono oggi gli auricolari dei telefoni. La tromba
serviva per convogliare e far risaltare il suono, che comunque risultava
stridente e distorto. Un’altra foggia molto in uso era quella del
cosiddetto piatto da barbiere, costituito da un cono rigido molto
schiacciato, azionato da un magnete tramite un ago (altoparlanti a
spillo). Anche in questo caso l’efficienza era bassa e la distorsione
elevata. In compenso l’estetica era spesso
raffinatissima.In quegli anni la rete di distribuzione elettrica era ben lungi
dall’essere completata, ed inoltre le compagnie elettriche fornivano le
tensioni più disparate, continue o alternate. Questo fatto costituiva
senz’altro un problema per i costruttori di apparecchi radio, i quali
adottarono per la maggior parte la soluzione di alimentare a batterie i
loro apparati. Dunque un altro elemento esterno all’apparecchio radio era
la cassa delle batterie, che veniva in genere ospitata in salotto sotto il
tavolino della radio, dissimulata dietro una cortina o dentro appositi
armadietti. Occorrevano tre diversi tipi di batterie: una a bassa tensione
per accendere i filamenti delle valvole; una ad alta tensione positiva per
fornire la tensione anodica, ed una terza a tensione negativa per
polarizzare le griglie dei triodi. Facile immaginare i problemi di
sostituzione, i versamenti di acido sui tappeti del salotto e la
confusione derivante dalla serie di collegamenti da effettuare prima di
poter ascoltare la trasmissione preferita. Una volta accesa, poi la radio
andava sintonizzata. Il padrone di casa ruotava lentamente tutte le
manopole fino ad ottenere una buona riproduzione sonora, cercando di
ridurre interferenze e fischi, poi posizionava l’antenna per il massimo
segnale, ed infine la famiglia con gli amici poteva dedicarsi all’ascolto
del programma, in perfetto silenzio data la scarsa potenza d’uscita
dell’apparato (0,2W).
Anton F. Philips
Cinquant'anni
fa, nell'autunno del 1951 moriva A.F. Philips all'età di 77 anni, quasi tutti dedicati
alla grandiosa impresa della sua vita: la Philips. Si deve a lui lo sviluppo eccezionale
dell'azienda da semplice fabbrica di lampadine dei primi anni '20 fino alla multinazionale
della tecnologia che tutti conosciamo, con interessi che spaziano dall'elettronica alla
chimica, all'informatica, all'ottica e alla ricerca di base. Al marchio Philips sono
legate alcune grandi innovazioni che sono servite a mantenere l'Europa competitiva nel
difficile mondo delle telecomunicazioni e della tecnologia in genere, con brevetti quali
la cassetta audio ed il compact disk, per citarne solo due tra i tanti. Non esiste nazione
dell'Europa Occidentale che non ospiti una o più fabbriche locali della
Philips, e ciò
rende il famoso marchio a stelle e onde un vero e proprio simbolo unificatore per
l'industria europea.
Il
brano che segue è tratto
dalla rivista "L'Antenna", N.10 Ottobre 1951
Nel 1885
Antonio Federico Philips,aal'età di 21 anni,giungeva ad Eindhoven per aiutare il fratello Gerardo, con l'intenzione di fermarsi
soltanto sei mesi e di ritornare in seguito a Londra per continuare a far pratica
bancaria. Ben diversamente aveva deciso la sorte! Antonio Philips non lasciò più
Eindhoven, fuorché per gli innumerevoli viaggi che Egli fece per vendere lampade Philips
sia in Olanda che all'estero e, in seguito, per trattative d'affari della più alta
importanza.Durante 56 anni, animato da virile entusiasmo, Egli ha pensato,
lavorato, viaggiato e trattato per l'Impresa di cui Egli ha fatto, dapprima in
collaborazione col Fratello ed in seguito da solo, quella potente organizzazione
conosciuta in tutto il Mondo.Quando, nel 1922,
Gerardo Philips si ritirò, la N.V. Philips aveva alle sue dipendenze 5.500 persone, tutte
occupate nelle fabbriche di Eindhoven; alla Sua morte, Antonio Philips lascia
un'organizzazione mondiale che comprende fabbriche in 26 Paesi con un totale di circa
100.000
dipendenti,
i cui quadri direttivi, in massima parte formati da Lui personalmente, non mancheranno di
continuare nello spirito di Gerardo e di Antonio Philips l'opera da Essi creata. Pur
restando, col cuore e col pensiero, vicino alla Sua creazione sino all'ultimo giorno,
Antonio Philips si era ritirato nel 1936 lasciando la responsabilità degli affari al
genero P.F.S. Otten, a Suo figlio F.J. Philips ed a uomini quali H.F. van Walsem e O.M.E.
Loupart che ancora attualmente formano il Presidium del Consiglio di Direzione. I gravi
inevitabili bombardamenti degli stabilimenti di Eindhoven segnarono un capitolo nero nella
Sua vita; ben grande, quindi, fu la Sua gioia, nel 1946, nel vedere già intrapresa la
ricostruzione.
La vita di Antonio Philips conobbe numerosi apogei, frutto di una
meravigliosa combinazione di perspicacia e di perseveranza. Quando, nel 1922, Egli assunse
la direzione generale dell'Azienda, seppe rapidamente, conquistarsi la collaborazione
totale dei tecnici, già votati anima e corpo a Suo fratello Gerardo, grazie
all'interessamento comprensivo che Egli ebbe per il loro lavoro ed alla Sua tenace
volontà di continuare, sulle orme del Fratello, una produzione di alta qualità. Nel 1925, l'unione di tutte le grandi fabbriche di
lampade in unorganizzazione tecnico commerciale, la S.A. Phoebus, permise ad Antonio
Philips di dedicare tutta la Sua attenzione e la Sua attività allo sviluppo tumultuoso di
tutto ciò che riguardava la radiodiffusione. L'opera di Philips in questo settore
culminò, nel 1927, in tre avvenimenti di grande importanza: un sistema di amplificazione
per le riunioni all'aperto che fu presto noto col nome di «voce del gigante», le
trasmissioni mondiali, coronate da successo, su onde corte (P.C.J.J.),e l'immissione sul
mercato del primo radioricevitore Philips, che furono seguiti da numerose altre
applicazioni della radiotecnica, come apparecchi riceventi e trasmittenti di televisione,
impianti per film sonoro,amplificatori,bobine Pupin e apparecchiature a frequenza vettrice
per la telefonia interurbana.Antonio Philips riuscì a creare,da solo od in collaborazione con altre
aziende,delle organizzazioni di vendite di prodotti che,almeno a prima
vista,non hanno niente in comune con le lampade ad incandescenza e le
radio come, ad esempio, le vitamine D, gli
elettrodi per saldature e le filiere di diamante. Un particolare ben più importante di
questo lavoro organizzativo e commerciale è il fatto che l'età non riuscì ad
interrompere l'attività quasi indomabile di Antonio Philips, motore di una industria
delle molte branche internazionali; Egli si rendeva conto della necessità di mantenersi
al posto di preminenza conquistato con le ricerche scientifiche, e
dava senza posa impulso
al lavoro, evitando ogni sosta. Innumerevoli onorificenze, come il dottorato honoris causa
della «Handelshogeschool» (scuola di studi superiori commerciali), l'ordine della
«Nederlanse Leeuw», la medaglia d'oro per «Energia e Sapere» ed altre importantissime
offertegli da tutto il mondo, gli hanno dimostrato quanto fosse stimata la Sua opera,
consacrata alla prosperità ed al progresso.Il ricordo di questa figura energica,
intraprendente, tenace, perseverante sopravvivrà nella
Sua opera e nel
ricordo."
Trasduttore
L'invenzione del trasduttore fu nel 1877 da Ernest Wermer che
depositò il suo brevetto del principio dell'altoparlante a bobina,
in quell'anno ci furono tantissime invenzioni riguardanti la
riproduzione del suono,il tedesco per avere successo della sua
invenzione e del suo pieno utilizzo del componente dovette aspettare
50 anni con l'avvento
degli amplificatori a valvole, fino a quel momento si useranno gli
altoparlanti a tromba. La funzione di questo componente e' quello di
trasformare l 'energia elettrica in quella sonora, da questa loro
funzione che deriva il nome di trasduttore. Nei trasduttore nel
momento del loro movimento l'energia elettrica si trasforma in
quella meccanica. L'energia meccanica che è presente nella bobina
mobile causerà delle forti pressioni sul cono o altoparlante come
preferite chiamarlo e verranno percepite dall'orecchio umano. Ho
fatto questa premessa per far capire come e' importante questo
componente;da premettere che deve essere di ottima qualità per
percepire un buon suono,una buona musica. |