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 Story

La valvola

Nel 2005 mi sembra utile o addirittura necessario un breve riepilogo della valvola con i vari pregi e difetti. Negli ultimi anni,l'interesse verso questo componente ha segnalato una sensibile ripresa sia per i collezionisti di apparecchiature radioriceventi sia come puro pezzo da collezionare,da alcuni giudicato componente insostituibile per amplificare la musica e voci ed unici standard dell'alta fedeltà.

Cenni storici

1904 - La  prima valvola elettronica fu inventata  dal fisico J. A. Fleming (GB) utilizzando l’effetto Edison, e fu chiamata valvola a Diodo dato che gli elettrodi erano due. In questi ultimi anni è cresciuto l' interesse per le valvole un dei componenti elettrici più popolare e con tantissima storia Questo continuo interesse è motivato dal fatto che e' un indispensabile oggetto di ricambio per hobbysti e vari  collezionisti di apparecchi radio d'epoca,  oggi e'  impiegato nuovamente in ambito audio,e' considerata da molti esperti di questo settore ineguagliabile  nell'amplificare suoni e musica ai massimi livelli di alta fedeltà. La rinascita di questi amplificatori a valvole dipendono,infatti,dalla particolare qualità sonora ,che li rende apparecchi destinati a veri intenditori e  appassionati di musica,i quali non si abbattono e non si scoraggiano nelle  difficoltà che incontrano nel  loro utilizzo .I difetti di queste apparecchiature sono  l'elevato peso e le dimensioni .Le valvole,durante il loro funzionamento, emanano un notevole calore e costretti a collocare questi apparecchi in luoghi molto areati. Un'altro ostacolo che si riscontra,è quello di sostituire le valvole,quando presentino segni di esaurimento. Vi e' anche un fattore che ha  decretato la graduale scomparsa degli amplificatori hi-fi a valvole,che e' cominciata verso gli  anni '60,se si sottopongono questi apparecchi a misure di laboratorio,queste apparecchiature rilevano prestazioni strumentali peggiori di apparecchiature a stato solido. All'inizio dell'anno 1960 con la nascita di apparecchiature  a transistor che vennero adottati da vari costruttori che decretarono la fine di apparati a valvole. Alcuni hobbysti e musicisti, che si fidavano delle loro orecchie i quali possedevano una grande sensibilità e allenamento non accettarono  questa nuova tecnologia in quanto ritenuta  superiore alla vecchia,moltissime persone continuarono ad utilizzare la vecchia tecnologia a valvole anche a discapito della bassa potenza di quest'ultimi,mentre nel campo Hi-Fi si ebbe una rapida evoluzione a favore di amplificatori e apparecchiature a transistor,e questa nuova tecnologia decretò  la quasi scomparsa delle valvole.

Emissione termoionica

Un metallo quando viene riscaldato ad una temperatura sufficiente, comincia ad emettere elettroni. Nell'aria è impossibile notare il fenomeno, in quanto gli elettroni emessi vengono immediatamente neutralizzati dalle molecole dell'aria circostante. Nel vuoto, invece, possono venire attirati da un elettrodo positivo, e quindi costituire una vera e propria corrente elettrica. Il termine "emissione termoionica" è etimologicamente sbagliato perché fa riferimento ad una emissione di ioni, ipotizzata in origine. E' più corretto parlare di "emissione termoelettronica". Più alta è la temperatura, maggiore l'emissione elettronica. La maggior parte dei metalli fonde prima di raggiungere una temperatura adatta ad una robusta emissione. Il tungsteno costituisce un'eccezione, in quanto fornisce una buona emissione a 2300-2500 gradi e fonde a 3380 gradi centigradi. Una temperatura di emissione tanto elevata lo rende brillante come una lampadina, e così brillanti erano le prime valvole. In seguito si imparò  a rivestire il tungsteno con un ossido (per esempio di bario o di stronzio) che fornisce una buona emissione già a 700 gradi. Da allora la luminescenza dei filamenti si è ridotta al bel colore rosso fuoco che conosciamo. Nella maggior parte delle valvole l'elemento che emette elettroni è un componente separato dal filamento. Si tratta di un sottile tubetto (catodo) dentro cui passa il filamento. Di conseguenza l'emissione avviene per riscaldamento indiretto del catodo da parte del filamento incandescente. Questo tipo di valvole si chiamano appunto a riscaldamento indiretto. Le altre, nelle quali è lo stesso filamento che funge da catodo, vengono invece dette a riscaldamento diretto. 

Il diodo

La placchetta positiva che attira gli elettroni emessi dal catodo è detta anodo o placca. Generalmente consiste in un cilindretto metallico che circonda il catodo, ad alcuni millimetri di distanza. Quando l'anodo è a potenziale positivo rispetto al catodo, vi è circolazione di corrente. Questo è un fenomeno utile per la rivelazione di segnali o il raddrizzamento di correnti alternate, ma ovviamente non ha nessuna possibilità di amplificare. Le valvole rettificatrici, usate negli alimentatori, sono costruite con grossi elettrodi allo scopo di sopportare correnti, e quindi potenze, elevate. Questo schemino mostra un tipico impiego di una valvola rettificatrice, con ingresso in corrente alternata e uscita in corrente raddrizzata a "mezz'onda".Un condensatore di filtro viene normalmente connesso ai capi del carico, allo scopo di fornire una tensione continua relativamente stabile. Nello schema non è indicata la connessione per l'accensione del filamento: questa è una pratica spesso usata per semplificare gli schemi.

Il triodo

Aggiungendo una spirale di filo tra il catodo e l'anodo è possibile controllare la corrente elettronica. Questa spirale di filo è detta Griglia controllo.Osserviamo il diagramma a lato. Si tratta di un tipico amplificatore a triodo. Se un segnale variabile viene applicato alla griglia controllo tramite il condensatore C1, la  corrente anodica varierà in accordo col segnale d'ingresso. Inserendo una resistenza (Ra) tra l'anodo e il positivo dell'alimentazione, la corrente variabile verrà convertita in una tensione variabile sull'anodo.Nell'uso normale la griglia controllo va tenuta ad un potenziale negativo rispetto al catodo, altrimenti funzionerebbe come un secondo anodo. Il valore di questa tensione varia tra zero ed una decina di volt negativi. Nelle radio molto antiche questa tensione era ottenuta mediante un'apposita batteria; in seguito prese piede il metodo della cosiddetta polarizzazione automatica, come quella mostrata in figura. Si ottiene collegando il catodo a massa attraverso una resistenza (Rk) di piccolo valore. La corrente anodica, attraversando Rk, causa una caduta di potenziale di pochi volt, sufficienti a portare il catodo ad una tensione positiva rispetto alla griglia controllo, che invece è collegata a massa attraverso la resistenza Rg.Il condensatore Ck serve per livellare la tensione di polarizzazione e renderla indipendente dalle variazioni del segnale. Eliminando Ck si introduce una certa dose di controreazione che riduce il guadagno dell'amplificatore, ma anche la distorsione.I triodi sono usati principalmente per l'amplificazione audio a basso livello (preamplificazione). Non vengono usati in radiofrequenza a causa delle elevate capacità parassite che presentano, specie quella tra griglia ed anodo. Sebbene questa capacità sia di pochi pF, questa viene riflessa in una capacità effettiva uguale alla capacità reale moltiplicata per il guadagno dell'amplificatore, e viene vista come capacità d'ingresso.  La capacità effettiva riduce notevolmente il guadagno alle alte frequenze.

Il tetrodo

Il tetrodo venne sviluppato allo scopo di risolvere il problema appena visto. Si interpone una seconda griglia tra la griglia controllo e l'anodo. Questa griglia viene detta griglia schermo, in quanto agisce proprio come uno schermo elettrostatico, diminuendo notevolmente la capacità tra anodo e griglia controllo.Per avere effetto la griglia schermo va collegata a massa per quanto riguarda il segnale. Tuttavia non può essere collegata direttamente a zero volt, perché altrimenti agirebbe come una seconda griglia controllo. Dunque, viene connessa ad una tensione derivata dall'anodica mediante un partitore di resistenze, e collegata a massa con un condensatore di capacità adeguata, che costituisca un cortocircuito per il segnale (condensatore di bypass).Il tetrodo risolve il problema della capacità interelettrodica e permette grandi amplificazioni anche a radiofrequenza, ma è affetto da un problema, la distorsione. Questa deriva dalla cosiddetta emissione secondaria, argomento troppo complesso per poter essere trattato qui. Basti sapere che per questo motivo il tetrodo è raramente usato in circuiti reali. Ne abbiamo parlato perché costituisce un importante stadio nello sviluppo di una soluzione migliore.

Il pentodo

Come dice il nome, il pentodo ha cinque elettrodi. Quattro di questi sono gli stessi del tetrodo, e cioè il catodo, la griglia controllo (g1) la griglia schermo (g2) e l'anodo. Il quinto elettrodo è ancora una griglia (g3), detta griglia di soppressione, che ha proprio lo scopo di ridurre l'effetto dell'emissione secondaria e la conseguente distorsione. La terza griglia viene normalmente collegata al catodo, e spesso questo collegamento è interno alla stessa valvola, cioè non corrisponde con un apposito piedino.Il pentodo si può considerare il vero punto d'arrivo nello sviluppo della valvola: alta amplificazione, larga banda, bassa distorsione. I pentodi si trovano negli stadi a radiofrequenza e a media frequenza di un ricevitore, ma anche negli amplificatori d'uscita.La figura mostra un tipico amplificatore a pentodo. E' piuttosto simile a quello a triodo visto sopra, con l'aggiunta dei circuiti per polarizzare le griglie aggiuntive. 

 

La radio & diffusione

In questa pagina troverete la nascita della radio dal 1920-1960,e la diffussione nel nostro paese.

La storia100 anni fa...

Nell'inverno del 1901 Guglielmo Marconi stupì il mondo scientifico con una scommessa assolutamente pazzesca per quell'epoca: trasmettere un segnale radio attraverso l'Atlantico. Erano passati poco più di quattro anni dai primi successi del giovane inventore, e nessuno si aspettava un rilancio così clamoroso. Aiutato da una "cordata" di finanzieri inglesi, G.Marconi installò un trasmettitore potentissimo a Poldhu in Cornovaglia, ed una stazione ricevente sull'altra sponda dell'Atlantico, in Terranova. La stazione trasmittente subì l'effetto di una furiosa tempesta di neve prima degli esperimenti e dovette essere ricostruita con mezzi di fortuna. Infine, quando tutto fu pronto, G.Marconi si recò in Terranova e si mise in ascolto, un giorno dopo l'altro, ad ore convenute, mentre la stazione di Poldhu sparava giganteschi treni di onde smorzate per mezzo di generatori ad altissima tensione. Chi passava dalle parti del trasmettitore poteva sentire anche a distanza di chilometri lo scoccare delle scintille come un sordo, ritmico "tam tam". Il ricevitore di Marconi era collegato ad un'antenna lunga centinaia di metri sospesa ad un aquilone, manovrato dal giovane militare inglese Baden-Powell, che in seguito diventerà famoso a sua volta come fondatore degli Scout. Finalmente, dopo qualche settimana di prove infruttuose, il 12 dicembre alle ore 12 lo stesso G. Marconi, che in quel momento si trovava all'apparecchio, udì "distintamente" la successione di tre punti (la lettera S dell'alfabeto Morse), e riconobbe il "suo" segnale. Passò immediatamente la cuffia all'assistente, il quale confermò la ricezione. Immediatamente dopo, mediante il telegrafo convenzionale, la notizia dell'avvenuto collegamento attraversò l'Atlantico, questa volta attraverso un cavo sottomarino, e venne comunicata al mondo intero. Gli ambienti scientifici accolgono con freddezza e scetticismo la notizia, perché apparentemente violerebbe le leggi della propagazione rettilinea delle onde elettromagnetiche, ed altri gruppi finanziari addirittura la osteggiano violentemente, consci del pericolo che l'invenzione rappresenta per le comunicazioni via cavo. Ma G. Marconi è ben preparato alla lotta, e soprattutto è ben spalleggiato dai suoi finanziatori, ai quali la notizia del successo arriva come un tonico, dopo tanti mesi di attesa. Insomma, la scommessa è vinta. Da questo momento il mondo entra ufficialmente nell'era delle comunicazioni globali! Esattamente cento anni fa...

La rivista americana "Nature", famoso e prestigioso settimanale scientifico, segue con interesse le vicende di G. Marconi, da principio per mezzo di brevi note, ed in seguito con articoli sempre più corposi e frequenti. Quelli che riportiamo in queste pagine possono essere considerati i primi echi "a caldo" dell'impresa, pubblicati a partire dal numero di Nature del 19 dicembre 1901, ossia a pochi giorni dall'annuncio. Gli articoli sono riprodotti dalle riviste originali dell'epoca, e la traduzione è aggiunta da noi. Come sempre, non poniamo limiti all'utilizzo di questo materiale, anzi speriamo che possa essere utile per completare qualche raccolta o studio. (L&S.

Da Nature, Vol. VXI, 1901-1902

19 Dicembre 1901

"Messaggi da Terranova annunciano che Mr. G.Marconi è riuscito ad inviare segnali dall'Inghilterra all'America per mezzo della telegrafia senza fili. Informazioni dettagliate non sono ancora disponibili, ma si dice che i segnali ricevuti a S.Giovanni, tre giovedì e uno venerdì scorsi, sebbene deboli fossero inequivocabili, e che Mr. G.Marconi intenda tornare immediatamente in Inghilterra per aumentare la potenza del suo trasmettitore a Poldhu, in Cornovaglia, in modo da stabilire una comunicazione più soddisfacente attraverso l'Atlantico. Secondo le ultime notizie, la Compagnia Anglo-Americana dei Telegrafi ha mandato ingiunzione a G.Marconi di smantellare immediatamente la stazione dalla Colonia, in quanto loro possiedono il monopolio dei telegrafi per cinquant'anni, dei quali restano ancora due da passare. Ciò comporterà il trasferimento della stazione sperimentale in Nuova Scozia o in qualche altro posto conveniente sulla costa dell'America, e potrebbe causare un qualche ritardo in ulteriori esperimenti. C'è da sperare, comunque, che tra non molto si possa assistere a nuovi sviluppi in questo importante risultato di G.Marconi, che se confermato da  ulteriori esperimenti non potrà non ricevere calorose congratulazioni. E' interessante confrontare il possibile rapido sviluppo della telegrafia senza fili nelle mani di G.Marconi con quello della telegrafia ordinaria. Il primo cavo transatlantico non venne posato se non venticinque anni dopo l'invenzione della telegrafia da parte di Gauss e Weber. La prima proposta di usare le onde hertziane per la trasmissione di segnali è del 1891, e Mr. G.Marconi ha iniziato i suoi esperimenti quattro o cinque anni più tardi; in quel tempo era in grado di trasmettere a distanza di due o tre miglia ed ora, dopo cinque anni di lavoro, egli annuncia di aver incrementato di mille volte questa distanza."

9 Gennaio 1902

 

"I Commissari dei Fari del Nord hanno deciso di adottare la Telegrafia senza fili come mezzo di comunicazione tra la trerraferma ed alcuni dei loro fari. La prima installazione sarà nelle Isole Flannan, che sono situate circa sedici miglia al largo della costa occidentale di Lewis. L'installazione, che verrà effettuata in cooperazione con l'Agenzia Lloyd's di spedizioni, adotterà il sistema G.Marconi.La rivista Electrical Review di New York riporta nel numero del 21 dicembre 1901 alcuni particolari interessanti riguardo al recente successo di G.Marconi nel trasmettere segnali attraverso l'Atlantico mediante telegrafia senza fili. Risulta che prima di lasciare l'Inghilterra Marconi abbia dato disposizioni affinché la lettera "S" venisse trasmessa ripetutamente ad intervalli frequenti per per tre ore al giorno dalla stazione di Poldhu. La potenza delle installazioni in Cornovaglia è stata incrementata considerevolmente dopo che G.Marconi è riuscito a coprire la distanza di 200 miglia. A S. Giovanni c'era solo una stazione temporanea, la cui antenna era sospesa ad un aquilone ad un'altezza di circa 400 piedi. Le installazioni trasmittente e ricevente sono state accordate con cura, essendo il ricevitore di un nuovo tipo recentemente sviluppato. Il 14 dicembre una successione di "S" venne ricevuta con chiarezza inequivocabile, ed una nuova serie fu ricevuta il giorno dopo, ma non così distintamente. Mr. G.Marconi attribuisce la variabilità in parte alla differente altezza dell'aquilone, dato il cattivo tempo che imperversava in quei giorni, ed in parte al fatto che il ricevitore doveva essere estremamente sensibile, e quindi soggetto a continui aggiustamenti. L'installazione di una stazione permanente in America e l'incremento della potenza dei trasmettitori dovrebbero porre rimedio a questi due difetti. Sono passati quasi esattamente 150 anni dai classici esperimenti di Franklin con l'aquilone, che ora perciò assume nuovamente un importante ruolo nella storia del progresso dell'elettricità."

 

6 Marzo 1902

 

Riportiamo alcune considerazioni effettuate da Mr. G.Marconi al suo arrivo in America dopo il suo successo con gli esperimenti a bordo del Philadelphia.''Io credo,'' egli dice, ''che la distanza alla quale un messaggio senza fili può essere mandato dipenda solo dalla potenza della stazione trasmittente. Penso che sia possibile inviare un messaggio a fare il giro del mondo, mandarlo verso Est intorno al globo, e riceverlo da Ovest nella stessa stazione.''''Ora io so che la curvatura della terra in definitiva non influenza le onde. Molte persone che hanno motivi per sperarlo hanno detto che questo si sarebbe rilevato un difetto fatale per il sistema, ma non è così. Durante il viaggio ho eseguito un numero di esperimenti che da tempo desideravo effettuare, ma che non avevo mai tentato prima. Mi dovete perdonare se non ne rivelo la natura. Tutto ciò che posso dire è che essi sono stati di grande soddisfazione per me."'' (nell'immagine: Vista della stazione di Poldhu, in Cornovaglia, da dove partirono i segnali per G.Marconi a S.Giovanni di Terranova). In realtà questa foto rappresenta la stazione originale, che venne distrutta da una bufera prima di poter essere utilizzata per gli esperimenti. 

 

Gli apparecchi radio

 

Dopo l’esperienza olandese avvenne il boom: ogni nazione tecnologicamente evoluta cominciò nel giro di pochissimi anni ad avviare un servizio stabile di radiodiffusione. Prima del 1924 quasi tutti gli Stati d’Europa e dell’America settentrionale erano già dotati di potenti stazioni broadcast per il servizio interno ed estero. Nacquero la BBC inglese, la ABC e la RKO americane, ed in Italia, con un po’ di ritardo nacquero le prime reti private, diventate in seguito URI (Unione Radiofonica Italiana) e infine la statale EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Già allora fu necessario riunire commissioni internazionali per regolamentare l’utilizzo delle bande di frequenza, prossime alla saturazione a causa del sovraffollamento degli spazi che la tecnologia di allora metteva a disposizione.Sul fronte dei ricevitori nascevano le grandi case, destinate a produrre per alcuni decenni gli apparecchi radio domestici. Allocchio Bacchini, Irradio, Philips, Ramazzotti, Telefunken e tanti altri marchi divenuti in seguito prestigiosi, e altri ancora destinati a scomparire nel giro di pochi anni, iniziarono la produzione di apparecchi riceventi domestici più o meno semplici, più o meno costosi. Il tipico apparecchio radio degli anni 20 aveva grosso modo l’aspetto di una cassetta di legno con alcune manopole graduate ed alcune valvole montate all'esterno. Ugualmente esterna era l’antenna del tipo a telaio e l’altoparlante (altisonante), generalmente a tromba come quelli dei grammofoni. L’elemento attivo era una membrana che vibrava in un campo magnetico, un po’ come sono oggi gli auricolari dei telefoni. La tromba serviva per convogliare e far risaltare il suono, che comunque risultava stridente e distorto. Un’altra foggia molto in uso era quella del cosiddetto piatto da barbiere, costituito da un cono rigido molto schiacciato, azionato da un magnete tramite un ago (altoparlanti a spillo). Anche in questo caso l’efficienza era bassa e la distorsione elevata. In compenso l’estetica era spesso raffinatissima.In quegli anni la rete di distribuzione elettrica era ben lungi dall’essere completata, ed inoltre le compagnie elettriche fornivano le tensioni più disparate, continue o alternate. Questo fatto costituiva senz’altro un problema per i costruttori di apparecchi radio, i quali adottarono per la maggior parte la soluzione di alimentare a batterie i loro apparati. Dunque un altro elemento esterno all’apparecchio radio era la cassa delle batterie, che veniva in genere ospitata in salotto sotto il tavolino della radio, dissimulata dietro una cortina o dentro appositi armadietti. Occorrevano tre diversi tipi di batterie: una a bassa tensione per accendere i filamenti delle valvole; una ad alta tensione positiva per fornire la tensione anodica, ed una terza a tensione negativa per polarizzare le griglie dei triodi. Facile immaginare i problemi di sostituzione, i versamenti di acido sui tappeti del salotto e la confusione derivante dalla serie di collegamenti da effettuare prima di poter ascoltare la trasmissione preferita. Una volta accesa, poi la radio andava sintonizzata. Il padrone di casa ruotava lentamente tutte le manopole fino ad ottenere una buona riproduzione sonora, cercando di ridurre interferenze e fischi, poi posizionava l’antenna per il massimo segnale, ed infine la famiglia con gli amici poteva dedicarsi all’ascolto del programma, in perfetto silenzio data la scarsa potenza d’uscita dell’apparato (0,2W).

 

Anton F. Philips 

Cinquant'anni fa, nell'autunno del 1951 moriva A.F. Philips all'età di 77 anni, quasi tutti dedicati alla grandiosa impresa della sua vita: la Philips. Si deve a lui lo sviluppo eccezionale dell'azienda da semplice fabbrica di lampadine dei primi anni '20 fino alla multinazionale della tecnologia che tutti conosciamo, con interessi che spaziano dall'elettronica alla chimica, all'informatica, all'ottica e alla ricerca di base. Al marchio Philips sono legate alcune grandi innovazioni che sono servite a mantenere l'Europa competitiva nel difficile mondo delle telecomunicazioni e della tecnologia in genere, con brevetti quali la cassetta audio ed il compact disk, per citarne solo due tra i tanti. Non esiste nazione dell'Europa Occidentale che non ospiti una o più fabbriche locali della Philips, e ciò rende il famoso marchio a stelle e onde un vero e proprio simbolo unificatore per l'industria europea.

Il brano che segue è tratto dalla rivista "L'Antenna", N.10 Ottobre 1951

Nel 1885 Antonio Federico Philips,aal'età di 21 anni,giungeva ad Eindhoven per aiutare il fratello Gerardo, con l'intenzione di fermarsi soltanto sei mesi e di ritornare in seguito a Londra per continuare a far pratica bancaria. Ben diversamente aveva deciso la sorte! Antonio Philips non lasciò più Eindhoven, fuorché per gli innumerevoli viaggi che Egli fece per vendere lampade Philips sia in Olanda che all'estero e, in seguito, per trattative d'affari della più alta importanza.Durante 56 anni, animato da virile entusiasmo, Egli ha pensato, lavorato, viaggiato e trattato per l'Impresa di cui Egli ha fatto, dapprima in collaborazione col Fratello ed in seguito da solo, quella potente organizzazione conosciuta in tutto il Mondo.Quando, nel 1922, Gerardo Philips si ritirò, la N.V. Philips aveva alle sue dipendenze 5.500 persone, tutte occupate nelle fabbriche di Eindhoven; alla Sua morte, Antonio Philips lascia un'organizzazione mondiale che comprende fabbriche in 26 Paesi con un totale di circa 100.000 dipendenti, i cui quadri direttivi, in massima parte formati da Lui personalmente, non mancheranno di continuare nello spirito di Gerardo e di Antonio Philips l'opera da Essi creata. Pur restando, col cuore e col pensiero, vicino alla Sua crea­zione sino all'ultimo giorno, Antonio Philips si era ritirato nel 1936 lasciando la responsabilità degli affari al genero P.F.S. Otten, a Suo figlio F.J. Philips ed a uomini quali H.F. van Walsem e O.M.E. Loupart che ancora attualmente for­mano il Presidium del Consiglio di Direzione. I gravi inevitabili bombardamenti degli stabilimenti di Eindhoven segnarono un capitolo nero nella Sua vita; ben grande, quindi, fu la Sua gioia, nel 1946, nel vedere già intrapresa la ricostruzione. La vita di Antonio Philips conobbe numerosi apogei, frutto di una meravigliosa combinazione di perspicacia e di perseveranza. Quando, nel 1922, Egli assunse la direzione generale dell'Azienda, seppe rapidamente, conquistarsi la collaborazione totale dei tecnici, già votati anima e corpo a Suo fratello Gerardo, grazie all'interessamento comprensivo che Egli ebbe per il loro lavoro ed alla Sua tenace volontà di continuare, sulle orme del Fratello, una produzione di alta qualità. Nel 1925, l'unione di tutte le grandi fabbriche di lampade in un’organizzazione tecnico commerciale, la S.A. Phoebus, permise ad Antonio Philips di dedicare tutta la Sua attenzione e la Sua attività allo sviluppo tumultuoso di tutto ciò che riguardava la radiodiffusione. L'opera di Philips in questo settore culminò, nel 1927, in tre avvenimenti di grande importanza: un sistema di amplificazione per le riunioni all'aperto che fu presto noto col nome di «voce del gigante», le trasmissioni mondiali, coronate da successo, su onde corte (P.C.J.J.),e l'immissione sul mercato del primo radioricevitore Philips, che furono seguiti da numerose altre applicazioni della radiotecnica, come apparecchi riceventi e trasmittenti di televisione, impianti per film sonoro,amplificatori,bobine Pupin e apparecchiature a frequenza vettrice per la telefonia interurbana.Antonio Philips riuscì a creare,da solo od in collaborazione con altre aziende,delle organizzazioni di vendite di prodotti che,almeno a prima vista,non hanno niente in comune con le lampade ad incandescenza e le radio come, ad esempio, le vitamine D, gli elettrodi per saldature e le filiere di diamante. Un particolare ben più importante di questo lavoro organizzativo e commerciale è il fatto che l'età non riuscì ad interrompere l'attività quasi indomabile di Antonio Philips, motore di una industria delle molte branche internazionali; Egli si rendeva conto della necessità di mantenersi al posto di preminenza conquistato con le ricerche scientifiche, e dava senza posa impulso al lavoro, evitando ogni sosta. Innumerevoli onorificenze, come il dottorato honoris causa della «Handelshogeschool» (scuola di studi superiori commerciali), l'ordine della «Nederlanse Leeuw», la medaglia d'oro per «Energia e Sapere» ed altre importantissime offertegli da tutto il mondo, gli hanno dimostrato quanto fosse stimata la Sua opera, consacrata alla prosperità ed al progresso.Il ricordo di questa figura energica, intraprendente, tenace, perseverante sopravvivrà nella Sua opera e nel ricordo."

Trasduttore

L'invenzione del trasduttore  fu nel 1877 da  Ernest Wermer che depositò il suo brevetto del principio  dell'altoparlante a bobina, in quell'anno ci furono tantissime invenzioni  riguardanti la riproduzione del suono,il tedesco per avere successo della sua invenzione e del suo pieno utilizzo del componente dovette aspettare 50 anni con l'avvento degli amplificatori a valvole, fino a quel momento si useranno gli altoparlanti a tromba. La funzione di questo componente e'  quello di trasformare l 'energia elettrica in quella sonora, da questa loro funzione che deriva il nome di trasduttore. Nei trasduttore nel momento del loro  movimento l'energia elettrica si trasforma in quella meccanica. L'energia meccanica che è presente nella bobina  mobile  causerà delle forti pressioni  sul cono o altoparlante come preferite chiamarlo e verranno percepite dall'orecchio umano. Ho fatto questa premessa per far capire come e' importante questo componente;da premettere che deve  essere di ottima qualità per percepire un buon suono,una buona musica.

     
   
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